Latest News - Western Sahara

 
Show/hide duplicate news articles.
Filter by countryfromabout
<<10<12345678910>>>10
 
Show/hide duplicate news articles.
<<10<12345678910>>>10

Tools

Load latest edition

Tuesday, April 20, 2021

1:12:00 AM CEST

Subscribe
RSS

Language Selection

For any category/filter, users can choose:

  1. the language of the categorized news items (e.g. fr and de to display only those news items in French and German)
  2. the language of the user interface (e.g. it for Italian)

In Top Stories, the user can display the largest clusters of news items for one language only (e.g. en shows all clusters in English)

Country Selection

Users can choose:

  1. country mentioned in the news item (articles about a country)
  2. country in which the news item was published (articles from a country)

Languages Collapse menu...Expand menu...Open help...

Select your languages

ab
ar
az
be
bg
bs
ca
cs
da
de
el
en
eo
es
et
fa
fi
fr
ga
gl
ha
he
hi
hr
hu
hy
id
is
it
ja
ka
km
ko
ku
ky
lb
lo
lt
lv
mk
ml
mn
ms
mt
my
ne
nl
no
os
pap
pl
ps
pt
ro
ru
se
si
sk
sl
so
sq
sr
sv
sw
ta
th
tr
uk
ur
vi
zh
all
Show additional languagesHide additional languages

Interface:

Country info

EH

Western Sahara (EH)

All news about Western Sahara

All news sources from Western Sahara

EH

AlertLevel (24h)

Alert level graph

 Previous 14 days average

Alert level:
 high   medium   low

Quotes... Extracted quotes

Agnes Callamard said: “We’ve seen the development of new legal tools to supposedly ‘combat fake news’ but which in fact repress freedom of expression, attacks against human rights defenders – particularly environmental defenders – the world over, and further repression of [minority] populations who have fallen off the agenda altogether,” External link

msn-uk Thursday, April 8, 2021 11:21:00 AM CEST

Agnes Callamard said: “We’ve seen the development of new legal tools to supposedly ‘combat fake news’ but which in fact repress freedom of expression, attacks against human rights defenders – particularly environmental defenders – the world over, and further repression of [minority] populations who have fallen off the agenda altogether,” External link

guardian Thursday, April 8, 2021 7:21:00 AM CEST

Lorenzo Codogno spiega: "in tempi molti rapidi, probabilmente entro la fine del mese. Stiamo parlando di un lavoro che in gran parte è già stato fatto – osserva - si tratta solo di finalizzarlo in maniera appropriata. Tra l'altro alcune delle persone coinvolte nella preparazione del Piano sono al governo oggi, quindi non avranno problemi”. Proroga breve del blocco dei licenziamenti Ci sono delle emergenze che andranno affrontate subito, ricorda Codogno, sottolineando che “l'esecutivo, dovrà prendere decisioni già nei prossimi giorni perché c'è la necessità di prorogare delle scadenze”. Tuttavia, per l'economista si tratterà di “proroghe brevi per aver il tempo, nel giro di un mese, un mese e mezzo, di mettere in campo interventi più strutturali”. A partire dal problema dei licenziamenti. “Non si può lasciare questo divieto di licenziare – (\*) - bisognerebbe eliminarlo prima possibile, non so se il governo avrà la possibilità di farlo ora, probabilmente dovrà posticipare di un mese per cercare di trovare delle soluzioni più strutturali”. Rivedere subito la p.a e la giustizia civile Secondo l'ex dirigente del Tesoro, per rilanciare il Paese e rendere “efficace” il Recovery plan bisognerà mettere in campo quattro riforme: pubblica amministrazione, giustizia civile, fisco e welfare .La riforma della pubblica amministrazione, sottolinea, “è assolutamente cruciale, soprattutto per quanto riguarda il codice degli appalti, e questa sarà la prima cosa da affrontare. Poi c'è da mettere mano alla giustizia civile, intervento che comprende anche il codice per le ristrutturazioni aziendali. Accelerare i tempi della giustizia civile in Italia è fondamentale per rilanciare gli investimenti”. Revisione del fisco nell'ottica della semplificazione Per Codogno, “la terza priorità è la riforma della tassazione” ma nel medio periodo. “Gualtieri – ricorda - ha preparato il terreno. Sarà un intervento prioritario del nuovo governo ma non in termini di riduzione delle aliquote perché – osserva - sappiamo bene che è molto difficile che questo possa avvenire, ma in termini di grande semplificazione: è assolutamente necessario”. Riforma del welfare e del reddito di cittadinanza Altro pilastro dell'agenda Draghi, secondo l'economista, sarà la riforma degli ammortizzatori sociali. “In questo momento è una grande caos - spiega - ci sono settori non coperti e altri che hanno la cassa integrazione che non viene pagata in tempi brevi. Bisogna capire se il governo lo farà come misura di emergenza o se riuscirà in tempi rapidi a mettere in campo una riforma complessiva, che sarebbe molto ambiziosa e difficile, e che potrebbe comprendere anche il reddito di cittadinanza facendo le modifiche necessarie”. Al momento Codogno non considera “prioritaria una riforma del mercato del lavoro che è già sotto stress” mentre ritiene che una revisione del sistema pensionistico possa rientrare tra i compiti di questo esecutivo ma non nel breve periodo. Infine, per l'economista, sarà necessario un intervento “per migliorare l'efficienza e favorire l'innovazione e lo sviluppo delle imprese”. Codogno non nasconde il suo ottimismo: “Questo governo è una grande opportunità, il migliore degli ultimi anni e c'è una buona possibilità che l'Italia possa emergere con politiche che possano essere efficaci”. AGI - Chi si aspetta un cambio di passo verso l'Africa da parte del nuovo inquilino della Casa Bianca, Joe Biden, forse rimarrà deluso. Di sicuro la politica americana verso il continente non subirà scossoni significativi, rimanendo nel solco delle decisioni prese negli ultimi vent'anni da presidenti di segno opposto. La politica verso l'Africa non è cambiata. Ci si aspetta che Biden rimanga nel solco dei suoi predecessori, ma con un approccio, rispetto a Trump, molto diverso. Non più “America first”, ma l'Africa potrà beneficiare di una rinnovata adesione dell'amministrazione americana ai principi del multilateralismo, dal clima alla salute, dal commercio al peacekeeping. E i primi atti di Biden sono lì a dimostrarlo. Biden, in un discorso trasmesso dalla Casa Bianca sulla sua pagina Twitter, ha detto di voler riprendere la collaborazione con l'Unione Africana: “La mia amministrazione si impegna a ricostruire le nostre partnership in tutto il mondo e con le istituzioni internazionali come l'Unione africana. Noi crediamo nelle nazioni dell'Africa. Nello spirito di imprenditorialità e innovazione che esiste in tutto il continente. E mentre le sfide da affrontare sono grandi, non c'è dubbio che le nostre nazioni, i nostri popoli e l'Unione africana sono all'altezza del compito”. Un approccio più collaborativo, dunque, nell'ambito delle istituzioni internazionali sarà fondamentale, così come il sostegno all'area di libero scambio africana, che rappresenta un mercato molto vasto. In questo contesto l'African Growth and Opportunity Act (Agoa), voluto da Clinton, rafforzato da Bush, prorogato da Obama nel 2015 per ulteriori 10 anni, che consente alle merci africane di accedere liberamente ai mercati americani, potrà essere rafforzato proprio nella prospettiva dell'aria di libero scambio. Un segnale è già arrivato con il sostegno dell'amministrazione Biden alla nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala, la prima donna alla guida dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). Ma anche il ritorno di Washington nell'Organizzazione mondiale della sanità è un atto significativo, anche perché gli Stati Uniti aderiscono a Covax, il dispositivo delle Nazioni Unite per la distribuzione di vaccini anti-Covid ai paesi meno privilegiati, anche se il “nazionalismo vaccinale” dei paesi ricchi ha finora impedito che funzioni come dovrebbe. L'arrivo degli Usa dovrebbe tradursi, anche, in un nuovo contributo finanziario. A Biden, poi, si chiede un cambio di passo nelle relazioni con Russia e Cina in Africa. Fino ad ora sono state caratterizzate da uno scontro frontale poco produttivo, soprattutto per il continente, teso a conquistare fette di mercato a scapito dei due contendenti. Come è noto la Cina è molto presente e forte in Africa, la Russia si è conquistata spazi andando in soccorso di presidenti in bilico o tesi a mantenere il loro potere, offrendo soprattutto un apporto militare, in termini di uomini, armi e addestramento, consapevole di non poter fronteggiare Pechino, ma nemmeno gli Usa, sul piano commerciale. Da Biden ci si aspetta un confronto meno conflittuale, quasi collaborativo, non certo debole nel perseguire l'obbiettivo della ricerca di una supremazia commerciale già, per altro, ben radicata, nonostante un indebolimento dei rapporti economici con alcuni stati. Gli Stati Uniti continuano ad essere centrali negli aiuti allo sviluppo, restando il primo donatore in Africa. I tentativi dell'amministrazione Trump di ridurre questi aiuti si sono scontrati, sempre, con il Congresso che li ha rimandati al mittente. Altro tema, delicato, è quello delle relazioni diplomatiche con alcuni Stati che, proprio di recente, hanno avuto una svolta, per alcuni versi positiva. Significativo, dunque positivo, il fatto che il Sudan, ora che la dittatura di al-Baschir sembra essere un ricordo lontano, sia stato cancellato dalla lista degli stati canaglia, fiancheggiatori e protettori del terrorismo internazionale. Un fatto significato che riapre le relazioni diplomatiche ma, soprattutto, quelle economiche di cui il Sudan ha profondamente bisogno. Ma anche in Sudan l'amministrazione americana dovrà scontrarsi o collaborare, lo vedremo quale via prevarrà, con la presenza cinese. Nel paese non si muove foglia che Pechino non voglia. Il Sudan, inoltre, ha aderito agli Accordi di Abramo voluti da Trump. E poi c'è il Marocco, anch'esso ha aderito agli accordi di Abramo, ma ha “costretto” gli Stati Uniti a riconoscere la sovranità marocchina sui territori contesi del Sahara Occidentale. Le reazioni internazionali sono state piccate di fronte a questa decisione di Trump. Fatto che ha riacceso, e non poteva essere diversamente, la conflittualità in quell'area. E anche l'apertura di un consolato americano a Dakhla, il grande porto del Sahara Occidentale, è uno schiaffo agli sforzi internazionali per arrivare a una soluzione duratura del conflitto. Biden si occuperà di questa vicenda spinosa? L'interrogativo è tutto aperto anche se il Dipartimento di Stato ha fatto trapelare che Biden seguirà la strada del suo predecessore. La Libia per gli Usa rimane una questione irrisolta. Il primo a non trovare beneficio, se non appoggio, dal cambio di amministrazione americana, potrebbero essere Khalifa Haftar, ben visto dal predecessore di Biden. Se Trump, poi, ha chiuso un occhio di fronte all'intervento militare della Turchia, in sostegno a Tripoli, oggi pare scontato che Washington non consentirà al presidente turco Recep Erdogan di mettere a rischio la sicurezza e la pace internazionale. Qui, è prevedibile, che un cambio di passo ci sarà. Infine, l'impegno militare. L'amministrazione sta gradualmente riducendo la sua presenza in gran parte del continente, in particolare nel Sahel e nel Corno d'Africa, in funzione antiterrorismo e a difesa della sicurezza degli Stati Uniti. Il disimpegno in Somalia, roccaforte dei jihadisti di al Shabaab, è ormai cosa fatta. Ma anche nel Sahel l'intenzione di Washington è quella di ridimensionare la presenza militare per concentrarla in altre aeree del molto considerate strategicamente più rilevanti e dove la presenza di Mosca sembra non essere più sopportabile. Attualmente, tuttavia, la missione Africom è forte di circa 6000 uomini. I tagli non sono stati radicali e gli Usa, comunque, possono contare ancora su una capillare rete di basi permanenti e temporanee. La novità, rispetto all'amministrazione Trump, dunque è un Biden che farà dell'approccio multilaterale il suo faro. Vedremo cosa cambierà, e se in meglio, per il continente africano. Il protocollo di intervento per contrastare e contenere la diffusione del virus ebola in Guinea è già attivo. Sakoba Keita, direttore generale dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Sanitaria, parlando alla stampa, ha sottolineato come il suo Paese stia in questo momento fronteggiando ben quattro epidemie: morbillo, febbre gialla, covid-19 e, appunto, ebola. Per quanto riguarda le prime tre malattie, le linee di intervento erano già definite e attivate. Su ebola l'impegno è cominciato e si attende l'arrivo dei vaccini. I campioni dei casi confermati sono stati inviati all'Institut Pasteur in Senegal per un sequenziamento completo del genoma così da identificare con precisione il ceppo del virus. Il principale esponente dell'opposizione di governo, il presidente dell'Union des forces démocratiques de Guinée Cellou Dalein Diallo, è intervenuto sull'argomento questa mattina, chiedendo la mobilitazione di tutti per contenere e debellare rapidamente la malattia.“La recrudescenza dell'epidemia di Ebola nel nostro paese ci sfida tutti. Mobilitiamoci per contenere ed eradicare la malattia evitando gli errori del 2014 che avevano favorito la rapida diffusione della malattia facendoci registrare un pesante tributo”, ha scritto sui social. Le autorità sanitarie della Guinea hanno dichiarato ieri l'esistenza di un focolaio di ebola nella comunità rurale di Gouéké, nella prefettura di N'Zerekore, dopo che tre casi di ebola sono stati confermati dal laboratorio nazionale, segnando la prima volta la ricomparsa della malattia dalla conclusione dell'epidemia del 2014-2016. Al momento risultano tre vittime e sette casi rilevati, tutti nella prefettura di N'Zerekore. “È una grande preoccupazione vedere la recrudescenza dell'ebola in Guinea, un paese che ha già sofferto così tanto per la malattia. Tuttavia, basandosi sulla competenza e sull'esperienza accumulate durante l'epidemia precedente, i team sanitari in Guinea si stanno muovendo per tracciare rapidamente il percorso del virus e frenare ulteriori infezioni" External link

finance-yahoo Monday, February 15, 2021 3:36:00 PM CET

Themes

Country themes

Daily number of articles in this category

Trend data not available for this selection.